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fear

il gatto seduto davanti alla porta, chiede di uscire. forse neanche lui ce la fa a sentirmi così. sconvolta, stralunata, piango. mi hai umiliata per 5 interminabili ore, sei andato avanti a insultarmi per cose successe prima di stare insieme. mi interroghi con fare minuzioso e assetato di dettagli, date, persone, fatti. vuoi che ti dica la tua verità che non coincide con la realtà. mi prendi con forza, una mano spinge forte sulle mie labbra, l'altra stringe con violenza la nuca, i tuoi occhi vitrei fissi nei miei non li riconosco, mi fai male, ho paura, piango. poi mi prendi per le braccia, mi porti sul divano, mi butti sopra, mi apri le gambe gridando, cosa faceva, faceva così? eh? così???? mi fai schifo, sei una troia! passo dalla  paura, alla tristezza, alla disperazione, all'esasperazione, ti grido basta, smettila, lasciami stare. ma sei implacabile, mi ribello, voglio andarmene, il ritmo del mio fiato aumenta all'impazzata. fammi andare. 

ora sono in ufficio. gli occhi gonfi doloranti, lo sguardo basso. è rimasta tristezza e stanchezza enorme. sono come se mi avesse travolto un ciclone.

sono rimasta.  

Pubblicato il 19/11/2012 alle 10.40 nella rubrica diario.

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