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Oggi ho più che mai bisogno di rifugiarmi indisturbata tra pensieri chiusi in bozzolo come farfalle, nella mia
posizione di signor nessuno che sono, immersa in quei sogni che albergano da sempre nello spazio subito
dietro a quegli occhi grandi che mi separano dal mondo.
Penso alla magia di un viaggio speciale e unico. Penso all’importanza di elevare le nostre esistenze a un
qualcosa di più della inumana sopravvivenza a cui ci hanno allenato e per farlo non possiamo avere occhi
disillusi davanti alle cose belle della vita. Penso che per poter essere in grado di fare qualcosa di speciale è
necessario vivere scivolando sopra le cose, osservare, interiorizzare, lasciare svolazzare le cose buone del
mondo, come lucciole, nei miei interni e aspettare fino a quando conosceranno sosta. Il risultato di quei voli
pindarici diventerà la nuova me stessa sempre in corsa verso nuovi respiri di nebbia e vapori, e per vapore
non intendo conoscenza nozionistica di informazioni da ostentare in qualità di cultura. Intendo quella
capacità di assorbire sensazioni e vibrazioni che viaggiano oltre la mera conoscenza. Ritengo di non sapere
nulla. Ritengo di non ricordarmi di nulla di tutto ciò che ho letto. Sono semplicemente il risultato finale di un
processo aperto e in evoluzione e quindi transitorio.
Questo è il mio modo di vivere la mia vita e il mondo.
Ed è per questo che mi trovo in difficoltà davanti alla banalità. E quando mi ci trovo in mezzo divento ostile,
impermeabile, difficile. Se c’è una cosa che è immorale è la banalità.
E allora penso a quel viaggio, non una settimana di vacanza ma qualcosa che è ben di più, una tappa di un
percorso iniziato sulla neve. Una tappa che è contemporaneamente stazione di arrivo, partenza e passaggio
del nostro viaggio insieme. E allora gli occhi mi si riempiono di immagini immaginate.
Vorrei vedere la statua della libertà e salire dentro la corona per guardare fuori e sapere cosa si vede,
provare come si sta ai piedi di un grattacielo alzando il naso verso le nuvole, e provare come si sta invece
quando arrivi in cima, attraversare una strada con i semafori che dicono walk, andare al Moma, all
Metropolitan Museum e al Guggenheim. e poi mi piacerebbe vedere una mostra di luigi ghirri (che ancora
non ne ho vista neanche una) perchè in ogni sua fotografia c'è quel famoso qualcosa in più, quel substrato di
cui ti avevo parlato una volta, quella specie di sguardo che è capace di andare oltre il visto per raccontare
una storia………magari bella come la nostra.

 "Io sono ciò che manca
dal mondo in cui vivo,
colui che tra tutti
non incontrerò mai.
Ruotando su me stesso ora coincido
con ciò che mi è sottratto.
Io sono la mia eclissi
la contumacia e la malinconia
l’oggetto geometrico
di cui per sempre dovrò fare a meno."


Valerio Magrelli, Poesie (1980-1982), Torino, Einaudi, 1996, p. 83

Pubblicato il 26/7/2011 alle 10.12 nella rubrica diario.

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